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Citazioni dal breve saggio "La nascita dell'idealismo" di Giovanni Gentile

Citazioni da "La nascita dell'idealismo" - "Saggi Critici" di Giovanni Gentile

Pagina 4
"[...] questa è la natura dello spirito: di riversarsi perpetuamente fuori di sé, nell' o g g e t t o, destinato a diventare quindi parte di esso, ossia a trasformarsi in soggetto, per generare infine novella sete di estrinseca realtà."

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"Ora, lo spirito immortale nel suo infinito processo, né può mai esaurire la sua ingenita energia; sicché, chiusa una volta in sé la realtà con un'intuizione idealistica del mondo, torna tosto a riversarsi con la furia di una baccante nella esterna natura; e quivi aggira, dimentico di sé, e sforzandosi anzi di immedesimarsi e confondersi con essa natura, muta e pur viva."

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"La realtà da cui pare che ci si allontani, e in un certo senso infatti ci si allontana, col processo astrattivo del conoscere, è la realtà che si vede e che si tocca, la semplice realtà sensibile. Ma allontanandoci da questa realtà per la via delle idee si va incontro a una novella realtà, che è appunto la realtà delle idee: la quale, lungi dall'essere la prima, degradata e stremata del meglio dell'esser suo, deve certo possedere un più alto valore, se per essa tutti ci allontaniamo dalla prima con un cammino, che è per sé fatica e costa al ricercatore sudori è vigilie!"

Pagina 16
"E per questa naturale inclinazione della mente il sensibile torna sempre ad essere considerato come stregua del reale; laddove tanto è soggettiva la percezione che ci rappresenta la realtà sensibile, quanto soggettivo il processo logico, che afferma la realtà razionale. Realtà vale per tutti oggetto dello spirito, e lo stesso spirito, in quanto oggetto di se medesimo: né può nemmeno essere immaginata realtà alcuna, che pel fatto stesso di essere immaginata, non sia oggetto dello spirito. E poiché sono diversi i gradi di questo processo per cui lo spirito si sviluppa, diversi del pari sono i gradi della realtà. Quanti i gradi di quel processo, altrettanti i gradi della realtà."

"Ma come il sensibile non è, né dev'essere, l'oggetto della ragione, così il razionale non è, né dev'essere, l'oggetto del senso"

Pagina 17
"La vera questione, il problema capitale della filosofia non è la legittimità dell'idealismo, che ne è il presupposto, anzi il primo postulato: il vero problema è l' i n t e n d i m e n t o dell'idealismo."

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"Bisogna i n t e n d e r e l'idealismo; e intendere l'idealismo importa intendere il valore delle idee. E qui si incontra questa somma difficoltà: che le idee appariscono come direttamente contraria alla natura e inconciliabili con essa: mors tua, vita mea."

Pagina 19
"Il problema è appunto questo conciliare la trascendenza con l'immanenza, il determinismo meccanico col finalismo, l'idea col senso: trovare ancora una volta l'unità dei contrari. Solo a questo patto l'idealismo s'intende, e Abele si salva, ma senza diventare esso Caino. Intendere infatti il nuovo concetto non è già disfarsi degli antecedenti, che sono la stessa essenza attuale del nostro spirito empirico; bensì accogliere nell'organismo dei preesistenti il nuovo, che ne deve apparire come l'integrazione organica e necessaria. Certo, il nuovo organo trasforma l'organismo e crea un organismo nuovo, nel quale i vari concetti di una volta non possono non assumere un novello valore; e perciò sono in qualche modo negati, muoiono come i concetti di una volta. Ma di una morte siffatta consta la vita di tutto; e in tale morte dei nostri concerti, ossia di una fase del nostro empirico spirito, consiste anche la vita dell'intendere."

Pagina 20
"Dunque, idealisti sì; ma idealisti che si rendono conto del valore delle idee, a cui ricorrono per intendere la realtà; e per rendersi conto di cotesto valore fermano il punto in cui i contrari coincidono, e l'unità affermata non è l'unità dell'unica natura, né l'unità dell'unico spirito; ma l'unità piena della dualità di natura e spirito."

Pagina 21
"Il problema, dunque, s'impone alla riflessione speculativa, come questione di vita o di morte. Il dilemma urge inesorabile: o intendere l'unità dello spirito con la natura, o rinunziare a filosofare, anzi a intendere veramente checchessia, e rinchiudersi nella piccola sfera del mondo rappresentativo che il mondo del puro animale."

Pagina 22
"Oggi io non posso che enunciare il principio dell'idealismo che m'onoro di professare: che è il concetto dello sviluppo, assunto a rendere intelligibile l'unità del senso e delle idee, della natura e dello spirito."

"Il concetto dello sviluppo importa il movimento delle idee, la negazione della loro separazione e immutabilità e fissità come di stelle incastonate nel firmamento del pensiero logico. Per tale concetto le idee escono l'una dall'altra con irrequietezza incessante: e le idee delle idee si traggono fuori dalle idee della natura; e si rompe quella diga artificiale, che separa il continente dell'uomo e dello spirito dal fluttuante iridescente mare della natura; e questo si riversa su quello, è quello rimane al fondo di questo."

Pagina 23
"Ma [...] lo sviluppo non è processo dal meno al più, che è impossibile, poiché ex nihilo nihil: dall'uno come tale non si cava il numero, né dal numero minore il maggiore. La coscienza non è prodotta dall'incosciente; né il fatto psichico dal fisiologico come tale; né il fisiologico dal chimico, né il chimico dal meccanico, come intende il trasformismo naturalistico. Il quale sostituisce a un miracolo, non so quanti miracoli più incomprensibili che il vecchio miracolo non fosse, e più misteriosi."

"Il vero è, che l'ultimo in ragione di tempo è primo in ragione logica, come notò Aristotele; e perciò il pensiero che è l'ultimo a comparire nel mondo come conseguenza dell'estremo sviluppo della natura dell'anima umana, è il primo da cui dee partire chi voglia intendere il processo dello sviluppo. Il vero è che il determinismo domina bensì il processo del reale, ma non è determinismo meccanico, non è retto dal principio di causalità efficiente; ma è determinismo teleologico in cui domina la causalità finale."

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