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Piano di lavoro per una comprensione filosofica di Julius Evola

Nella convinzione che nella attività dello spirito non esistano cesure tra il prima e il poi e l'oggi e il domani, ma che ogni transizione vitale sia in continuità con quella che la precede e la segue, per ragioni del tutto metodologiche, in questo e nei prossimi scritti, mi focalizzerò sul "periodo filosofico" di Evola, e cioè grossomodo sugli anni che vanno dal 1917 al 1923, pur considerando, vista la premessa, il discorso evoliano, seppur nella sua ecletticità, omogeneo. Il "periodo filosofico" di Evola, volendo schematizzare, è successivo a quello artistico dadaista, e precedente al periodo iniziatico tradizionale (vedremo a suo tempo, cosa significa Tradizione per Evola), ed è da considerarsi, per la sua importanza, la base per comprendere l'intera opera evoliana; d'altronde che cosa sarebbe la filosofia se non una fondazione?

Come sempre nella filosofia, tutto parte dalla lettura e dallo studio di testi, quindi, in questo brevissimo intervento introduttivo, non posso che fornire un elenco dei testi essenziali, da leggere e rileggere, che a mio avviso forniscono gli strumenti per comprendere senza troppe ambiguità il discorso evoliano (anche se l'ambiguità, per ogni grande pensatore, non può essere mai rimossa del tutto, e in un certo senso fa parte del gioco).

L'ordine dei testi che mi piacerebbe esaminare e che propongo all'attenzione di chi volesse iniziarsi al pensiero più prettamente filosofico di Evola è questo:


Sul concetto di potenza
L'essenza dello sviluppo magicoin Saggi sull'Idealismo magico (1925) *

Le due conferenze che vanno sotto il titolo L'Individuo e il divenire del mondo
in L'Individuo e il divenire del mondo (1926) *

Teoria dell'Individuo assoluto (1927) *

Fenomenologia dell'Individuo assoluto (1930) *

Gli articoli di Agarda, Arvo, Ea, Iagla (pseudonimi di Evola) in
Introduzione alla Magia
(1927-1929) - Gruppo di UR *

[Imperialismo Pagano (1928 it / 1933 de] *


* tutti i libri sono attualmente editi da Edizioni Mediterranee nelle Opere di Julius Evola


Nota
La data di pubblicazione di un libro può seguire anche di parecchi anni la fine della stesura del testo

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Il vero e unico modo per essere fedeli ai nostri maestri è quello di tradirli; non c'è altro modo per renderli vivi. Perché o li si tradisce e li si trasforma, o li si rende per rigore filologico, morti ritratti di un tempo che fu.
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In sostanza, non esiste una verità che non sia tradimento.
Il credere che la verità di un testo sia quella che riluce dal collocarlo nel proprio tempo, è pura illusione. Può essere interessante cercare di capire i motivi per cui un testo è nato, e da quali suggestioni ed esigenze, ma da filosofo-pensatore, non posso che vedere in questo, unicamente un primo passo, seppur importantissimo, verso la rinascita di un testo in pensiero. Fermarsi al senso storico di un'opera, vuol dire condannarla a morte, perché il filosofo, e in generale chi scrive "in grande", non si rivolge che al tempo propizio al suo messaggio, che nessuno sa quale sia, e se mai ci sarà.
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Propositi di una ricerca a lungo termine

Questo blog si propone di essere un laboratorio filosofico. I testi pubblicati non sono mai da intendersi come la parola ultima dell'autore, ma un passo verso la comprensione e l'approfondimento. Ogni scritto è un tentativo del pensiero, di abbracciare l'assoluto, e in quanto tentativo, può essere superato.

Con la speranza di svolgere un discreto lavoro filosofico per se e i posteri, e con l'umile obiettivo di rendersi continuatore dell'idealismo italiano del '900, l'autore, se avrà modo e tempo per farlo, si propone di incontrare i seguenti pensatori: Giovanni Gentile, Julius Evola e Andrea Emo, e di lasciare per ognuno di essi, un piccolo lavoro o abbozzo, che sarà (si spera) ampliato e portato a compimento in pubblicazioni cartacee.

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Citazioni dal breve saggio "La nascita dell'idealismo" di Giovanni Gentile

Citazioni da "La nascita dell'idealismo" - "Saggi Critici" di Giovanni Gentile

Pagina 4
"[...] questa è la natura dello spirito: di riversarsi perpetuamente fuori di sé, nell' o g g e t t o, destinato a diventare quindi parte di esso, ossia a trasformarsi in soggetto, per generare infine novella sete di estrinseca realtà."

Pagina 5
"Ora, lo spirito immortale nel suo infinito processo, né può mai esaurire la sua ingenita energia; sicché, chiusa una volta in sé la realtà con un'intuizione idealistica del mondo, torna tosto a riversarsi con la furia di una baccante nella esterna natura; e quivi aggira, dimentico di sé, e sforzandosi anzi di immedesimarsi e confondersi con essa natura, muta e pur viva."

Pagina 15
"La realtà da cui pare che ci si allontani, e in un certo senso infatti ci si allontana, col processo astrattivo del conoscere, è la realtà che si vede e che si tocca, la semplice realtà sensibile. Ma allontanandoci d…